“Like your hair!” – Obama di nuovo in campagna

(da uno scambio che ho avuto con Pippo Civati, che voglio condividere anche qui)

A meno di un mese dalla vittoria, Obama è di nuovo in giro per il paese. Stavolta per fare campagna sul primo punto che vuole attuare del suo programma, una cosetta che gli sta particolarmente a cuore: una fiscalità più equa. Anzi, più precisamente, la sua proposta di alzare le tasse sui redditi maggiori di 250.000 dollari, e di mantenere invece le riduzioni per tutti gli altri. Per sentirmi ancora un po’ a Chicago seguo giornalmente il dibattito guardando lo show di quel mito di Rachel Maddow su MSNBC. Dibattito che si sta facendo appassionante.

Settimana scorsa il presidente ha lanciato pubblicamente l’hashtag #my2k, chiedendo a tutti i cittadini di partecipare, di raccontare cosa farebbero con i 2000 dollari che risparmierebbero di tasse grazie ad una fiscalità più equa, e di fare pressione sui propri congressman per convincerli che questa sia la direzione giusta. «I’m asking Americans all across the country to make your voice heard». Non è la prima volta, già in passato il presidente si era rivolto direttamente ai cittadini perché facessero proprie le sue battaglie: «I want you to call, I want you to email, I want you to…tweet, I want you to facebook, to send a carrier pigeon…». (min. 1:59)

Ma ora, a differenza di prima, ha a disposizione gli strumenti portentosi della sua campagna, l’enorme struttura tecnologica che, a detta di molti, gli ha permesso di creare e mantenere un contatto capillare e senza precedenti con i suoi sostenitori, di far convergere la loro partecipazione ed organizzarla in un progetto comune, e di vincere le elezioni. Insomma, la struttura che ci ha affascinati tutti nei giorni della campagna. Ma quel che forse avevamo sottovalutato è questo aspetto interessantissimo. Il dopo.

La prosecuzione ideale della campagna anche dopo la vittoria (grazie agli strumenti impiegati ed ai dati raccolti durante), per mantenere un dibattito aperto con la cittadinanza e coinvolgerla nelle decisioni e nelle battaglie. Alla fine di quella puntata (dal min. 11:35) Rachel Maddow ne parla con un analista politico, e gli chiede se questo modo innovativo di coinvolgere la cittadinanza possa essere un “game-changer”, se la pressione dell’opinione pubblica mobilitata dal presidente possa cambiare gli equilibri nelle stanze del potere a Washington. Certo che potrebbe. Questo dove i parlamentari sono più preoccupati di rispondere agli elettori che non ai dirigenti del proprio partito. Altro che liste bloccate…

Ieri, poi, Obama ha superato se stesso. Si è messo su Twitter a rispondere direttamente alle persone che tramite l’hashtag gli inviavano domande. E, tra le altre, una è arrivata da una studentessa dai capelli viola che voleva sapere se le agevolazioni fiscali in qualche modo riguardassero anche lei. Lui ha risposto molto tecnicamente, nel rigoroso limite dei 140 perché la legge è uguale per tutti. Eppure ha trovato spazio per quelle tre parole finali. E, c’è poco da fare, quelle sono il tocco di genio.

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