deliri aeroportuali

mentre vago per i luoghi fantasmici dell’aeroporto, arrivo ad un illuminatissimo negozio di hi tech. dove assisto ad una scena irresistibile. a tutto volume sta suonando „Yanez“ dei Van De Sfroos. mi avvicino. e partiva dalle supercassemegafashiondaquattrocentoeuro del doctor DRE. epico.

poi scopro che a linate hanno abbattuto il tabù dell’ultima paglia prima del volo, installando delle tristissime cabine per fumatori anche ai gate. sembrava di stare allo zoo, non oso immaginare che brutta sensazione stare chiusi in quelle scatole di vetro mentre tutti da fuori ti guardano come fossi un tossico. secondo me uno che entra là dentro poi esce e che ha smesso.

il viaggio è andato benone, con british si vola una favola e mi son guardata tre filmetti contenta come un bambino scemo. mi hanno portato uno strano rotolo alla mozzarella e pomodoro. che lì davvero, mi rendo conto che uno che fa il copywriter in inglese è un’altra roba. fa tutt’un altro effetto. per esempio, a me quando mi portano sti rotoli con questi formaggi che assomigliano più al galbanino che altro, mi verrebbe da dire:

„ehy, I’m Italian. And when I say mozzarella, I mean it.“

sdeng. lo devo proporre alla santa lucia. oppure, per dire, mentre faccio la coda per i controlli a Londra una tizia della sicurezza si lamenta: „Who’s taking pictures? I see something flashing.“ Qualcuno prontamente le fa notare che si tratta del megagigacartellone pubblicitario di Chanel alle nostre spalle. Vuoi mettere, poterle rispondere a caratteri cubitali:

„this is not something flashing, ma’am. this is CHARLIZE THERON.“ Sbadadeng.

Comunque atterrare negli states è sempre un’emozione, dopo tutto.

E poi, fatemi dire una roba. quando stai facendo la fila insieme agli americani rientrati dalle vacanze e vedi un panzone con la maglietta della roma, e un vecchietto con il cappellino dell’italia, capisci che per quanto la mistrattiamo gli altri continuano ad amarla incondizionatamente, e che in questo sta il suo potenziale infinito. e per questo una delle sfide per il futuro, di cui mi piacerebbe sentire parlare in queste “primarie senza programmi” del centrosinistra, è quella di reinvestire sul turismo, reinventarsi con intelligenza, rimettendo al centro la bellezza che è il nostro valore aggiunto. per fortuna ci sono almeno gli amici di Prossima Italia che lo dicono e da tanto.

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