Modello Obama

Me lo chiedevano in tanti, durante e dopo i miei giorni a Chicago. “Ma cosa possiamo imparare dalla campagna di Obama?”

E, come ho sempre detto, ci sono cose da cui potremmo prendere spunto e “importare” anche qui, ed altre decisamente no (probabilmente la maggior parte). Perché è totalmente diverso il contesto culturale e politico, così come il tessuto sociale. Per non parlare del fatto che lì la campagna si rivolge a un numero infinitamente più elevato di elettori, con tutto quel che comporta.

Però, ecco, è giustissimo il tentativo di chi ha guidato quella straordinaria compagine, ed ora prova ad applicare il modello a nuove campagne.La vera sfida sarebbe riuscire a rivitalizzare un po’ la campagna qui da noi, in Italia. Che in questi giorni a guardare la televisione e leggere i giornali viene una certa tristezza, e a vedere certi spot e manifesti vien voglia di spararsi al ginocchio.

Riuscire a iniettare in questa battaglia un po’ di quell’entusiasmo trascinante, e, perché no, anche una punta di estetica, questa sarebbe la vera sfida. Anche perché noi italiani abbiamo il sangue caldo, sotto sotto. Sarebbe il caso ti scendere tutti in campo e renderla anche nostra, questa campagna.

Insomma, speriamo che prima del 24 e 25 febbraio ci sia qualche sorpresa. 😉

21 gennaio 2013

oggi Obama farà il giuramento che dà avvio al suo secondo mandato, davanti ad 800’000 persone riunite a Washington.
sarà un po’ come l’indimenticabile 6 di novembre, quando dopo sette ore di attesa e di tensione, ci siamo trovati il Presidente a pochi metri, ed abbiamo ascoltato uno dei discorsi politici più belli che siano stati mai fatti.
oggi sono qui, in Italia, dove tra poche settimane si vota e la posta in gioco è altrettanto alta.
e, tra una primaria e l’altra, mi scuso se non ho ancora avuto il tempo di montare lo splendido materiale che ho girato durante i miei giorni a Chicago. arriverà presto.
intanto oggi ne metto una pillola qui, dedicata a tutti coloro che mi hanno accompagnato in quell’epica avventura.
dedicato a chi guarderà il discorso di oggi anche da qui, col cuore pieno di speranza per un mondo che si muova insieme
verso orizzonti più sereni, verso l’affermazione dell’uguaglianza e dei diritti per tutti.
in bocca al lupo Presidente,
che tu possa muovere passi ancora più decisi nella direzione giusta.
mi aspetto grandi cose. aspettatele con me.

“Like your hair!” – Obama di nuovo in campagna

(da uno scambio che ho avuto con Pippo Civati, che voglio condividere anche qui)

A meno di un mese dalla vittoria, Obama è di nuovo in giro per il paese. Stavolta per fare campagna sul primo punto che vuole attuare del suo programma, una cosetta che gli sta particolarmente a cuore: una fiscalità più equa. Anzi, più precisamente, la sua proposta di alzare le tasse sui redditi maggiori di 250.000 dollari, e di mantenere invece le riduzioni per tutti gli altri. Per sentirmi ancora un po’ a Chicago seguo giornalmente il dibattito guardando lo show di quel mito di Rachel Maddow su MSNBC. Dibattito che si sta facendo appassionante.

Settimana scorsa il presidente ha lanciato pubblicamente l’hashtag #my2k, chiedendo a tutti i cittadini di partecipare, di raccontare cosa farebbero con i 2000 dollari che risparmierebbero di tasse grazie ad una fiscalità più equa, e di fare pressione sui propri congressman per convincerli che questa sia la direzione giusta. «I’m asking Americans all across the country to make your voice heard». Non è la prima volta, già in passato il presidente si era rivolto direttamente ai cittadini perché facessero proprie le sue battaglie: «I want you to call, I want you to email, I want you to…tweet, I want you to facebook, to send a carrier pigeon…». (min. 1:59)

Ma ora, a differenza di prima, ha a disposizione gli strumenti portentosi della sua campagna, l’enorme struttura tecnologica che, a detta di molti, gli ha permesso di creare e mantenere un contatto capillare e senza precedenti con i suoi sostenitori, di far convergere la loro partecipazione ed organizzarla in un progetto comune, e di vincere le elezioni. Insomma, la struttura che ci ha affascinati tutti nei giorni della campagna. Ma quel che forse avevamo sottovalutato è questo aspetto interessantissimo. Il dopo.

La prosecuzione ideale della campagna anche dopo la vittoria (grazie agli strumenti impiegati ed ai dati raccolti durante), per mantenere un dibattito aperto con la cittadinanza e coinvolgerla nelle decisioni e nelle battaglie. Alla fine di quella puntata (dal min. 11:35) Rachel Maddow ne parla con un analista politico, e gli chiede se questo modo innovativo di coinvolgere la cittadinanza possa essere un “game-changer”, se la pressione dell’opinione pubblica mobilitata dal presidente possa cambiare gli equilibri nelle stanze del potere a Washington. Certo che potrebbe. Questo dove i parlamentari sono più preoccupati di rispondere agli elettori che non ai dirigenti del proprio partito. Altro che liste bloccate…

Ieri, poi, Obama ha superato se stesso. Si è messo su Twitter a rispondere direttamente alle persone che tramite l’hashtag gli inviavano domande. E, tra le altre, una è arrivata da una studentessa dai capelli viola che voleva sapere se le agevolazioni fiscali in qualche modo riguardassero anche lei. Lui ha risposto molto tecnicamente, nel rigoroso limite dei 140 perché la legge è uguale per tutti. Eppure ha trovato spazio per quelle tre parole finali. E, c’è poco da fare, quelle sono il tocco di genio.

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i numeri della campagna

Ed ecco i numeri di questa straordinaria campagna:

http://www.barackobama.com/news/entry/a-look-back-at-the-campaign-in-numbers

“Tra l’aprile 2011 e il novembre 2012 avete creato la più grande “grassroots campaign” della storia per rieleggere il Presidente Obama. Ecco uno spaccato di ciò che ha significato nelle communità sparse per il paese:

  • 813 uffici sul territorio
  • 10,000 team di quartiere
  • 2.2 milioni di volontari

Ma non si tratta solo di uffici e volontari, bensì anche di quel che avete ottenuto:

  • 1,793,881 elettori registrati
  • più di 150 milioni di chiamate fatte e porte cui avete bussato
  • più di 25 milioni di chiamate fatte e porte cui avete bussato solo negli ultimi quattro giorni

     

    Se il Presidente ha vinto il 6 novembre è stato grazie a voi.”

non ho potuto resistere

e ho aspettato la telefonata del Presidente alle due e mezza.

per un po’ c’è stata una musichetta tipo dentista, poi ha cominciato a parlare un tizio dello staff, che ci ha dato un po’ di numeri sulla campagna.

in florida abbiamo fatto registrare 360’000 nuovi elettori e abbiamo fatto 22 milioni di “door knocks” e “phone calls”, letteralmente “bussate” e telefonate. in ohio abbiamo registrato 140’000 nuovi elettori e fatto 17 milioni di telefonate e “bussate”. in virginia 14 milioni. in new hampshire 5 milioni. ogni volontario ha fatto la sua parte, dice, anche quelli che vivono in stati tradizionalmente democratici. “perché da casa avete lavorato anche per gli stati che si sono rivelati fondamentali per la vittoria.”

il numero totale è di 125 milioni di telefonate e porte cui abbiamo bussato. 

questa sì che è una campagna. è come mobilitare abbastanza forze per andare a bussare due volte alla porta di ogni abitante dell’italia.

ve lo immaginate?! un numero enorme. soprattutto se consideri che da noi prima che c’arrivi la seconda volta t’han già bucato le gomme.

mentre ci sciorina sto fiume di numeri, irrompe a sorpresa una voce femminile particolarmente squillante:

“salve, questo è il centralino della casa bianca.”

“beh, salve…”, dice lui colto di sprovvista.

“sto parlando solo con lei?”

“no, a dire il vero in questo momento sta parlando anche con decine di migliaia di volontari in tutto il paese.”

STIMA.

arriva il presidente, e fa un bel discorso più o meno simile a quello che avete visto e rivisto nel video con le lacrimucce.

ringrazia, ringrazia ancora e ricorda che c’è tantissimo lavoro da fare per i prossimi quattro anni.

“and to all of you volunteers on the phone, I love you guys. I’m so proud of you. you should take a breath and just look at what you’ve accomplished. America is never gonna be the same, it’s a better place because of your involvement. and you can stay involved. and one of my pledges for my second term is to get out of Washington more often, because it’s just good for my soul. the more I get the chance to see you guys, the better off I am.”

insomma, è un po’ come parlare coi parenti dopo la laurea.

spaziale.

c’è qualcosa di terribilmente naive anche in questo tipo di comunicazione politica,

ovvio. ma sai che c’è? funziona. perché aldilà del fatto che non stava chiamando direttamente me,

né nessun altro dei volontari, l’impressione era che davvero stessimo al telefono col Presidente.

e questo funziona. e, come abbiamo visto, vince.

soprattutto perché quando, a fine chiamata,

il tizio dello staff ci avverte che possiamo fare ancora molto in futuro,

e che anzitutto la settimana prossima ci chiederanno via mail un feedback

su cosa è andato bene e cosa meno rispetto alla campagna,

senti che l’interesse è sincero.

e che ogni dato che daremo, come abbiamo letto in questi giorni in dozzine di articoli,

sarà davvero utilizzato per migliorare qualcosa,

foss’anche la più piccola.

e questo conta.

 

so che sono in ritardo con il supervideo, perdonatemi,

sono stata sommersa dagli arretrati. ma non temete.

questione di un giorno o due!

 

Una settimana con Obama meets La Panchina

non posso che ringraziare Martina Castigliani e Tommaso Dotti per la splendida intervista/chiaccherata che abbiamo fatto ieri, appena sono atterrata da Chicago, sulla Panchina, parlando di questa settimana con Obama. la Panchina è un modo nuovo e brillante di intendere il giornalismo, e rinnovo tutta la mia stima a loro ed al loro progetto, invitandovi a seguirli con attenzione!

http://www.caffenews.it/politica/42388/la-panchina-speciale-elezioni-americane/